lunedì 3 febbraio 2014

PALEONTOLOGIA: NUOVO METODO DI STUDIO DEI FOSSILI GRAZIE ALLE TERRE RARE

L'immagine a falsi colori delle distribuzioni di ferro in blu e di due terre rare, neodimio in rosso e ittrio in verde. Si osserva come dal sincrotone la fluorescenza a raggi X mostra i dettagli anatomici non individuabili ad occhio nudo, come il cranio e le vertebre di questo pesce cretacico, di circa 100 milioni di anni fa - Credits: NCRS

Fino ad oggi la classificazione dei resti fossili rinvenuti appiattiti nella roccia è stata molto complicata, piena di difficoltà e talvolta segnata da errori di interpretazione. 
Un team che riunisce ricercatori del Centre National de la Recerche Scientifique, CNRS francese, il Musée National d'Histoire Naturelle, MNHN francese e il sincrotrone SOLEIL ha individuato un nuovo approccio per lo studio di questi particolari resti fossili, basato sull'uso delle terre rare. Questi elementi contenuti in tracce nei fossili, individuati e quantificati possono migliorare l'interpretazione del reperto, evitando metodi distruttivi per la preparazione del fossile. 

Durante il processo di fossilizzazione a causa di fenomeno di compressione delle rocce che può perdurare anche per milioni di anni i resti di animali e vegetali si comprimono appiattendosi e presentandosi ai paleontologi apparentemente in 2 dimensioni. Oltre all'appiattimento fisico di riduzione del loro volume, i fossili possono anche subire delle alterazioni chimiche che rendono ancora più difficile lo studio, sopratutto quando sarebbe necessario intepretare dei tessuti molli nascosti nei primi millimetri di roccia. La microscopia ottica e la tomografia, comunemente utilizzate sono tecniche in queso caso che pongono dei limiti per studiare con maggior precisione i reperti in esame.

Gli elementi chimici  come l'ittrio e i lantanidi sono presenti in tracce da 1 a 1000 microgrammi per grammo di materiale, variando nella loro quantità a seconda del tipo di tessuto fossilizzato. Quindi la fissazione di questi elementi rari permette di distinguere le varie parti anatomiche del reperto. La tecnica per osservare per contrasto i diversi elementi chimici a seconda del tipo di tessuto è quella di un'analisi probabilistica dei dati misurati con l'imaging di fluorescenza a raggi X rapida sotto raggi di sincrotrone. 

I reperti analizzati con questo metodo sono due pesci e dei gamberetti scoperti in Marocco del Cretacico superiore, di un età all'incirca di 100 milioni di anni fa. Questi contrasti hanno evidenziato e separato vari tessuti duri come ossa o valve e tessuti molli come muscoli o altre parti, scoprendo delle caratteristiche antomiche fino ad allora nascoste da un sottile strato di roccia.

Inoltre questo metodo di utilizzazione delle terre rare svela pure l'ambiente in cui il reperto si è conservato; in particolare le condizioni fisico-chimiche locali con la connettività alle reti idriche circostanti e le proprietà delle fasi minerali che compongono i fossili. 

Si aprono pertanto nuove prospettive per la Paleontologia, sia nell'interpretazione dei fossili appiattiti che per gli studi paleoambientali.


Fonte:
PlosOne

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